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Associazione Italiana Siringomielia e Arnold Chiari
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LE TIPOLOGIE DI INTERVENTO

Premesso che ad oggi non esistono cure medico-farmacologiche risolutive, se i sintomi sono lievi o comunque accettabili i medici in genere suggeriscono di non intervenire chirurgicamente ma di cercare di migliorare i sintomi e di monitorare la situazione con visite neurologiche e risonanze magnetiche regolari.

Se invece i sintomi interferiscono in modo pesante con la qualità della vita, se peggiorano rapidamente o se si è riscontrato un danno progressivo al sistema nervoso, può essere necessario prendere in considerazione l'intervento chirurgico.

Nel caso di AC1 l'intervento di elezione è quello di decompressione cranio-cervicale che mira ad allargare la “fossa posteriore” e ricreare il passaggio interrotto, o ridotto, del liquido cerebro-spinale, alleggerire la pressione sulle strutture nervose, fermare la progressione della malattia e diminuire la gravità dei sintomi.
L'intervento di decompressione può essere realizzato con diverse varianti. Generalmente si distingue fra decompressione "con apertura della dura madre" o "senza apertura della dura madre", che è la membrana più esterna che avvolge il cervello.
In entrambe le varianti si apre una piccola parte della teca cranica posteriore, in basso (craniectomia) e, spesso, una parte della prima o delle prime due vertebre cervicali (laminectomia). A questo punto, la maggioranza dei neurochirurghi, sulla base delle proprie esperienze, decidono di aprire la “dura” per allargarla con l'applicazione di una “pezza”.
Fra le varianti dell'operazione (ma non sono solo queste), oltre all'apertura della dura, ci sono: la dimensione dell'apertura dell'osso del cranio; la riduzione o l'asportazione delle tonsille cerebellari (controverso); l'applicazione di una calotta di chiusura dell'apertura del cranio; il materiale da usare per la “pezza”.
Purtroppo non c'è accordo o certa evidenza scientifica sulla migliore tecnica da adottare.
Per questo è importante che il paziente sia informato su quello che farà il chirurgo e il perché.
L'intervento ha la durata di alcune ore e la maggior parte dei pazienti passerà una notte nel reparto di terapia intensiva e alcuni giorni in ospedale.

In presenza di SM, il primo passo da compiere dopo la diagnosi è l'approfondimento del motivo della sua comparsa. Il trattamento più razionale e efficace è quello che tende a correggere la causa che ha portato alla formazione della cavità siringomielica.
Se la SM è conseguenza di AC1, l'obiettivo di un intervento chirurgico è quello di creare un maggiore spazio in corrispondenza della giunzione cerebro-spinale (decompressione).
Nel caso di cavità siringomielica ampia, se un primo intervento non ha avuto successo, può essere preso in considerazione il drenaggio della cavità con un catetere (shunt).
Un intervento ben riuscito può ridurre la cavità siringomielica, fermare la progressione della malattia e diminuire la gravità dei sintomi, ma non sempre è risolutivo.

Nel caso di presenza di sindrome del midollo ancorato (tethered cord syndrome), una condizione in cui il midollo spinale è tirato inferiormente dal “filum terminale”, la sezione del filum è il trattamento comunemente accettato.
Una sintomatologia tipica di midollo ancorato è: dolore lombare, debolezza agli arti inferiori, disturbi urinari e/o intestinali.
Anche per questo intervento sono presenti diverse tipologie e principalmente l'intervento viene fatto a livello intradurale o extradurale.
Negli ultimi tempi, l'indicazione della sezione del filum in presenza di Chiari 1 e/o siringomielia è stata oggetto di discussione nell'ambito della comunità scientifica.

In relazione al dibattito diffuso a proposito della validità delle diverse tipologie di intervento chirurgico, vorremmo presentare il punto di vista di AISMAC. Desideriamo ancora evidenziare che non siamo medici e che l'esperienza deriva in particolare da molti anni di contatto con i pazienti. Ecco alcuni punti importanti:

Considerato quanto sopra, la valutazione sull'opportunità di eseguire un intervento e sulla tipologia di intervento da eseguire deve avvenire con cautela, a seguito di accurati esami e dopo un approfondito bilancio dei vantaggi e dei possibili danni. Consigliamo di vedere anche il paragrafo Cosa fare se lo specialista propone un intervento.

A integrazione suggeriamo di vedere il testo a cura del dott. Paolo Perrini nel sito della neurochirurgia di Pisa alla pagina www.neurochirurgiapisa.it/Neuro/siringomielia.html.

Per discussioni e aggiornamenti sulle tecniche di cura v. la sezione Contributi medico-scientifici.

 

Ultimo aggiornamento: giugno 2010
Author: Nicola Drago Torino