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CONTRIBUTI MEDICO-SCIENTIFICI

“Quando un adulto vede un bambino preoccuparsi per qualcosa, spesso sorride pensando alla banalità del problema. Ma così facendo trascura il fatto che il disagio maggiore non è dato tanto dalla serietà oggettiva della questione da risolvere, quanto piuttosto dal senso di solitudine e di impotenza che quel bambino prova in quel momento. E in realtà quel sorriso bonario, anziché aiutare, può giungere a incrementare proprio quel senso di inadeguatezza che costituisce l’ostacolo principale da superare. Le preoccupazioni affrontate dai più piccoli sono spesso amplificate proprio dalla incapacità degli adulti di comprendere i loro vissuti e quindi di rispondere adeguatamente ai loro bisogni di sicurezza.”
Tratto da “Ti racconto il mio ospedale. Esprimere e comprendere il vissuto di malattia”, di F. Bianchi di Castelbianco, M. Capurso, M. Di Rienzo - Edizioni Magi, 2007

I bisogni di bambini e famiglie: come affrontare il trauma del ricovero ospedaliero di un piccolo paziente, ottobre 2008

Testo tratto da una sezione del manuale "Patient Education" fornito ai pazienti del TCI (The Chiari Institute) di NY.
Traduzione e adattamento della Dott.ssa Simona Di Carlo, psicologa e psicoterapeuta, consulente B.R.A.I.N. Onlus, presso il reparto di Neurochirurgia II della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano. Pubblicazione autorizzata.

Preparazione: la chiave del successo

Bambini e famiglie affrontano meglio qualsiasi situazione quando sanno cosa aspettarsi. Ci sono molti modi per preparare un bambino al ricovero in ospedale. I genitori spesso chiedono informazioni su come parlarne al proprio figlio e quale sia il momento migliore per farlo. Questi suggerimenti ti aiuteranno a preparare il bambino all’esperienza di cura.

Spiegare al bambino il ricovero ospedaliero

La personalità, lo sviluppo del linguaggio e della comprensione del bambino influenzano la sua capacità di capire cosa siano l’ospedale e/o le procedure mediche. Di seguito riportiamo alcune indicazioni suddivise per fasce d’età che possono aiutarti a decidere in che modo parlare con il tuo bambino del ricovero.
Considerando che lo sviluppo non avviene in modo lineare, queste indicazioni possono non descrivere esattamente il livello raggiunto dal tuo bambino.

In questa fascia d’età i bambini iniziano ad imparare i giorni della settimana e sviluppano il senso del tempo. Ma la prospettiva è ancora limitata. È difficile quindi tenere in mente tempi lunghi come una settimana. Se il bambino ha 3-4 anni informalo dell’intervento 1 o 2 giorni prima del pre-ricovero, se ha 5-6 anni puoi farlo 3-5 giorni prima di quel momento.

Parlare al bambino dell’ospedale

Andare incontro ai bisogni di fratelli e sorelle

L’ospedalizzazione può creare stress e confusione anche ai fratelli. La loro età e lo sviluppo raggiunto sono fattori determinanti per il tipo di domande e preoccupazioni che un fratello può avere. Anche i fratellini più piccoli possono avere domande circa l’ospedale.

I fratelli possono sperimentare alcuni dei seguenti sentimenti e sensazioni:

Spesso i bambini hanno fantasie aggressive verso i fratelli (ma anche verso i genitori!), si può comprendere dal fatto che è normale che si picchino o si facciano dispetti. Questo può portare a credere che dei brutti pensieri (come “preferivo che non nascevi” o “sei cattivo perché vogliono più bene a te” ecc) hanno prodotto uno stato di malessere o una punizione che sarebbe l’ospedale. Da qui il senso di colpa, il sentirsi responsabili di ciò che accade.

Si tratta comunque di bambini che necessitano di attenzioni costanti. Se si varia la quantità e la qualità del tempo dedicato a loro, non possono che arrabbiarsi o rimanerci male. È difficile per i piccoli capire che le attenzioni maggiori dedicate all’altro sono dovute ad uno stato di malattia e che sono provvisorie.

L’essere diversi dagli altri in qualche modo, può creare imbarazzo soprattutto in bambini in età di scuola elementare. L’essere come i compagni è importante per l’appartenenza al gruppo e ogni diversità può essere motivo di presa in giro. È importante parlare con il proprio figlio, fargli capire i motivi di certi sintomi del fratello e aiutarlo a superare eventuali difficoltà con i coetanei.

La malattia mette in subbuglio la routine famigliare. L’assenza di uno o più membri da casa genera sofferenza e preoccupazione. Inoltre se i fratelli sono compagni di giochi, l’ospedalizzazione di uno di essi può essere vissuta come un abbandono. Questo genera rabbia per lo stravolgimento, anche se momentaneo, della vita familiare.

Spesso si ha necessità di controllo su ciò che accade. Purtroppo le patologie fisiche non lo consentono. Anzi, è necessario affidarsi ad altri e questo genera incognite e preoccupazioni che possono diventare eccessive fino a pensare alla possibilità di morte.

Comuni reazioni all’ospedalizzazione di un fratello/sorella:

Ricordiamoci che i bambini non sono sempre in grado di dire apertamente come si sentono e cosa provano. Hanno però dei modi di comunicarlo che vanno interpretati. Utilizzano segni comportamentali e spesso somatizzazioni (cioè dei sintomi fisici che mostrano un disagio interiore).
È importante che i fratelli familiarizzino con l’ambiente ospedaliero (ove possibile) e sappiano cosa aspettarsi durante le visite al fratello. Sapere cosa bisogna affrontare aiuta a ridurre la preoccupazione che può nascere. Ogni bambino gestisce le situazioni difficili a proprio modo, se il bambino appare sopraffatto o disturbato nel vedere il fratello sofferente può aver bisogno di staccare. È importante osservare i bambini e le loro reazioni per evitare di costringerli in situazioni per loro difficili e aiutarli a gestirle meglio.

Suggerimenti per i genitori su come aiutare gli altri figli:

Il rientro a casa

Terminata l’esperienza dell’ospedalizzazione è importante per i bambini poter ritornare alle consuetudini. Per i più piccoli è fondamentale rientrare nella propria routine e ritrovare punti di riferimento, abitudini, rituali condivisi dopo un periodo di allontanamento. Questo fornisce sicurezza e la possibilità di sapere cosa aspettarsi nelle diverse fasi della giornata (il momento della colazione, il pranzo, il bagnetto, lo spazio per il gioco…).
Per i più grandi tornare a casa significa riprendere il controllo della propria giornata e dei propri spazi, che in ospedale erano “obbligati” e condivisi.
Anche il genitore dovrebbe cercare di assumere comportamenti e atteggiamenti abituali verso i figli per comunicare il messaggio che non è cambiato nulla in famiglia, nonostante l’esperienza dell’ospedale.
Inoltre, è bene mantenere la possibilità di dialogo, facilitando l’espressione di sentimenti ed emozioni relativi alla situazione, e facendo sentire la propria disponibilità a rispondere alle domande.
Il compito del genitore non è certo facile in questi momenti. Arginare l’ansia e la preoccupazione per il figlio e ripristinare uno stile di vita normale può risultare complesso. È importante non pretendere di fare tutto da soli, ma appoggiarsi alle persone vicine o a esperti che possano dare supporto e indicazioni.
Chiedere aiuto non significa non saper fare il genitore. È segno di attenzione verso di sé e gli altri membri della famiglia, significa comprendere che situazioni specifiche richiedono conoscenze altrettanto specifiche e la possibilità di non lasciare segni troppo marcati dell’esperienza vissuta.
È possibile, ad esempio, rivolgersi ad uno psicologo specializzato in età evolutiva per valutare se le vostre preoccupazioni rispetto al bambino sono motivate, oppure per avere dei consigli per affrontare meglio la situazione.

 


 
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Author: Nicola Drago Torino
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